• In ricordo di un amico

    Ho vissuto la socialità della montagna in un’occasione per me molto triste: la morte di un uomo che annovero tra i miei maestri di montagna. Angelo era una persona speciale, uomo colto, amante della lettura, del confronto, dotato di instancabile critica talvolta feroce e talvolta arguta, di capacità di tenere banco facendo ridere le persone, scherzando e gigioneggiando.
    Mi ha colpito moltissimo che, nel corso della cerimonia laica che lo ha portato all’aldilà, sia stato sottolineato da tutti la centralità della montagna nel condividere le emozioni, nel creare l’amicizia.

    Ecco la lezione che mi piace aver appreso: la convivialità della montagna è fatta di fatica e di compagnia, di vento sulla faccia preso in vetta, una compagnia e un’amicizia che si consolida passo dopo passo, parola dopo parola in un continuo rincorrersi di salite e discese, di panorami, di vette. Ogni passo è fatica ma la fatica condivisa è più lieve, in montagna come nella vita e, credo, nella morte.

    Sentire discorrere di boschi, di ascensioni, di bicchieri di vino condivisi in cima, di amicizie nate quasi per sbaglio su una cima avvolta nella nebbia, cogliere il ricordo di passioni condivise non lenisce il dolore però fa pensare all’assoluto e la montagna, in un baleno, è diventata la cattedrale gotica le cui colonne ci risucchiano verso l’infinto, verso l’imperscrutabile, verso tutto quello che hai pensato e non detto rimanendo col fiato corto, in cima alla salita a guardare l’orizzonte chiedendoci “cosa c’è al di là di tutto questo?”

    Caro amico, mi hai visto in fasce, bimbo che non camminava ancora. Mi hai visto crescere e camminare e poi correre e poi andare a sciare. Mi hai visto sempre nella nostra amata valle. Quante mattine ti ho visto partire o tornare da uno di quei giri solitari che amavi, pantaloni alla zuava un po’ retrò e berretto in testa, l’immancabile zaino, la pelle scura, la radiolina che portavi insieme a te che parlava sempre una lingua straniera, un’agenda piena di appunti e la curiosità tra le tue sopracciglia folte! Quanta passione per le vette, quanto amore, quanti bei momenti in salita, mangiando un panino con la tua famiglia, la mia e quella di Giovanni, che ti ha preceduto.

    Ecco cosa ci ha legati: un luogo. Un luogo austero che è diventato simbolo di rispetto ed amicizia. Ecco cosa ci lega e ci legherà per sempre..tra i monti della Valle d’Ayas un ricordo, un pensiero sarà sempre al tuo sorriso , alle tue chiacchiere, alla tua serietà montana, al tuo silenzio quando si saliva. Vero, le montagne sono maestre silenziose e creano discepoli muti. Ma a valle i discepoli sanno anche divertirsi ed apprezzare la gioia di vivere, una curva dopo l’altra, un traverso dopo l’altro, un bicchiere dopo l’altro senza fine, col rispetto per chi ci ha dato qualcosa e la promessa di continuare.
    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di fr@nk
      fr@nk -
      gran belle parole umbri, non conoscevo la persona di cui hai parlato ma mi ha fatto piacere legggere cio che hai scritto, un altro amante delle montagne che ci ha lasciato per avvicinarsi ancor di piu' alle sue amate vette
    1. L'avatar di Wally79
      Wally79 -
      Non conoscevo colui che è nei tuoi ricordi...ma gli hai reso un grande omaggio, scrivendo queste belle parole che solo chi ama la montagna come noi può comprendere e condividere!
    1. L'avatar di dolomitika
      dolomitika -
      E' vero. La montagna lega e legherà per sempre.
      Grazie umbri!