• Ski4people incontra: Alessandro Rosa



    Ciao Alessandro, dicci prima di tutto qualcosa della tua carriera di giornalista.
    Prima in poltrona e poi tante valigie da fare e disfare. “Il mestiere si impara in cronaca, scarpinando sui marciapiedi a cercare notizie” era il dogma dei giornalisti di allora. Erano gli ultimi Anni 70. Invece il mio esordio è stato inconsueto e impegnativo: ho partecipato alla nascita di Tuttolibri, facendo parte della redazione del primo settimanale dedicato all’editoria libraria. Un’impresa controcorrente quella de La Stampa: osservare e possibilmente interpretare i cambiamenti della società italiana attraverso le nuove proposte degli scrittori. Una bella esperienza per un ventenne. Dopo 12 anni sulla poltrona a leggere e scrivere mi è stata offerta l’occasione di sgranchirmi: la responsabilità di Tuttodove, altro supplemento del quotidiano torinese, dedicato ai viaggi. Dieci anni a girare il mondo, dedicandomi particolarmente a mete di montagna e allo sci in particolare. In dieci anni mi è stato consentito di camminare o scivolare sulle nevi delle montagne di 5 continenti. Altra avventura, deludente, al settimanale Specchio, ma nel frattempo ho scritto il libro “Sciare in Italia”, una guida alle stazioni dal Monte Bianco all’Etna, segnalando piste, curiosità e particolarità e anche soste culturali nelle località e lungo le strade che portano alle montagne. Quindi negli ultimi anni – ora sono in pensione, grazie anche alla crisi dei giornali – curando la rubrica Montagna per il sito web de La Stampa. Attualmente contribuisco a realizzare una mia idea: creare un centro di ricerca per materiali rivolti alla montagna e allo sci, in modo da creare brevetti per le aziende. Queste ultime possono attingere alle innovazioni e le Università garantirsi dei fondi. La struttura c’è e coinvolge il Politecnico di Torino, l’Università IUAV di Venezia e la Facoltà di ingegneria di Trieste. C’è un protocollo d’intesa e un primo progetto: una certificazione di qualità delle stazioni sciistiche italiane. Un’idea nata da un’altra mia creazione, del 2008, la mostra “Sci e design”, realizzata nella stupenda struttura del Museo della Montagna di Torino (poi “esportata” in quota, a Sestriere e Bardonecchia).

    Giornalista di montagna, dunque. Ma come e quando è nata la tua passione per la montagna? Dal tuo lavoro o piuttosto è stata la tua passione per la montagna ad indirizzarti verso questa carriera?
    Nato a Torino, ho sempre avuto negli occhi la skyline delle montagne, il desiderio di immergermi tra le loro bellezze ardite. A dieci anni ho infilato gli sci e non li ho ancora smessi. Certo ho avuto la possibilità di unire una passione personale alla carriera professionale scelta. Fortunato certo, ma anche molto deciso nell’inseguire una speranza che è poi diventata realtà. La passione, la determinazione, la ferma convinzione in quello che pensi e fai ti fa superare gli ostacoli che le vita si diverte a metterti davanti. La cultura della montagna mi ha aiutato e sostenuto.

    Oltre che di turismo e montagna ti sei occupato anche di altri temi?
    Si e anche in questo caso ho lavorato sulle passioni personali. All’epoca di Tuttolibri mi sono occupato di fumetti e soprattutto di musica, creando una pagina tutta dedicata alle sette note, con l’obiettivo di parlare e recensire i dischi come i libri, come un prodotto culturale di pari dignità e non solo prodotti di consumo e di spettacolo. Poi per 20 anni ho tenuto viva su La Stampa una rubrica di critica musicale che attraversava tutti i generi. Poi ovviamente i viaggi, spinto come tutti - credo – a voler conoscere altri panorami, altre genti, altre culture. Un modo affascinare per crescere senza paraocchi e comode certezze. Tutti, e i giornalisti ancor più, dovremmo sempre coltivare il dubbio e continuare a cercare altre visioni, a mettersi in discussione.

    Quali sono i temi che maggiormente ti hanno coinvolto professionalmente ed umanamente?
    Quelli dell’innovazione, della ricerca. Del nuovo insomma. Avendo il privilegio di fare il mestiere che faccio, avere la possibilità di avere sempre a disposizione fonti privilegiate, è un delitto non cercare di capire con sempre più precisione quello che ci circonda, si evolve, prende nuove forme. E’ il progresso, dell’uomo e non solo degli strumenti che usiamo. Questi nascono da idee che diventano realtà per colmare i bisogni dell’uomo.

    Ricordi qualche particolare curioso od aneddoto legato alla tua attività?
    Un incontro avuto nella Monument Valley, il grandioso set naturale per i grandi film western, da “Ombre rosse” fino a Clint Eastwood. Ospiti dei Navajos abbiamo iniziato una emozionante cavalcata fra quei pinnacoli di roccia rossa. Mi sono ritrovato accanto a un pellerossa con un berretto da baseball calato sugli occhi e un paio di occhiali da ciclista che nascondevano in parte la fisionomia. Però spuntavano ciuffi di capelli biondissimi. Mi avvicino e chiedo: “Ma che ci fai tu, bianco, in mezzo ai Navajos?”. Secca la risposta: “Sono l’unica pecora bianca della tribù”. Era un albino. Bella l’ironia della frase ma che nascondeva ciò che fino a poche decenni prima significava una fine tragica, perché tra i pellerossa chi nasceva con quelle caratteristiche era segnato dagli spiriti maligni e veniva ucciso. La vita si evolve e cambia le superstizioni. Oggi i Navajos mantengono vive le tradizioni sfruttando il turismo ma studiando le antiche credenze nella aule dell’Università dove i giovani pellerossa si preparano il futuro con una visione che va oltre i confini.

    Ovviamente sarai un ottimo sciatore. Pratichi (o hai praticato) altri sport legati alla montagna?
    Ineguagliabile il piacere di superare arcigne salite con la bicicletta. Fa il pari con le emozioni delle discese ardite che lo scrittore Dino Buzzati legava al concetto di “ripidezza”. Buzzati lo riteneva un moltiplicatore della sensazione di lontananza e quindi del senso di mistero. Per lui è un’ansia di curiosità, di un’inesausta ricerca di appagamento che ci spinge in fondo alla discesa e poi nuovamente in alto, possibilmente all’infinito. Amo anche salire più comodamente in moto da trial. Camminare non mi attira molto, preferisco correre su un campo da tennis. Lo sci che soprattutto amo è in fuoripista, dove condivido le identiche sensazioni con mio figlio, snowboarder. In pista sono inevitabilmente diverse.

    Internet: secondo te quali innovazioni e cambiamenti ha portato nel modo di condividere, trattare e divulgare la montagna? Qual è il messaggio che vorresti portare ad un popolo di appassionati come quello di Ski4People.
    La montagna ha una cultura conservatrice, fa difficoltà a proporsi diversamente. Anzi ama – o meglio, amava - scavare un solco. Ma il progresso ormai la sta rivoluzionando. Senza dimenticare le tradizioni, antiche o meno, e i valori, sempre validi, è obbligata a mediare con la modernità. Senza la neve programmata l’economia delle valli non sarebbe in grado di mantenersi in equilibrio. Senza lo snowboard le località sciistiche non avrebbe avuto un ricambio generazionale. E proprio il mondo della tavola - quella da neve, non della polenta – sta stracciando il velo, introducendo le tecnologie informatiche ormai indispensabili per il mondo delle terre alte. Si comunicano informazioni, si mantengono collegati con il mondo angoli altrimenti sperduti, si rende l’ambiente montano più sicuro. Occorre ora un’altra mediazione: evitare che la montagna diventi una città con il bianco della neve e con il verde dei prati usati per consumare, con ritualità urbane. Occorre preservare la differenza, apprezzare e godere la diversità. Non confondere le due realtà. E Internet ha un potere di divulgazione immenso. Il suo uso deve essere finalizzato a trovare un nuovo equilibrio. A vantaggio di tutti.
    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di botto
      botto -
      Personaggio di grandissimo spessore, umano e professionale. Un curriculum ed una passione di primo piano e davvero invidiabile.
      Spero e penso possa dare un grande contributo a
    1. L'avatar di Umbri
      Umbri -
      spero che la sua collaborazione si sviluppi...interessante intervista!!!