• Forza maestri più passione per la montagna

    Nessuno può costruire la sua sicurezza sulla nobiltà di un altro. Invece è proprio questo il punto critico su cui occorre ragionare guardando a ciò che avviene oggi sulle piste di sci. Le leggi sul tema delle norme generali di sicurezza ci sono e non occorrono riforme - come invece urge in altri settori della società italiana - ma serve un generale recupero sul piano culturale e conseguenti comportamenti. Troppo spesso sui tracciati delle skiarea italiane c’è una deregulation dei comportamenti elementari e ignoranza dei vecchi insegnamenti pratici, sempre legati alla sicurezza; c’è un considerare le terre alte come territorio da consumare.

    In ambito di sicurezza spiccano cattive abitudini quali il fermarsi dove fa più comodo e non a bordo pista, il posizionarsi sotto i dossi e i cambiamenti di pendenza, l’avvicinarsi alle partenze degli impianti non a velocità modesta e in pieno controllo dell’attrezzo. Ciò che molti sembrano ignorare sono “sane” abitudini, non regole da imporre, per godere in serenità una giornata di sport sulla neve nel rispetto del prossimo e della propria incolumità. I rischi nella pratica dello sci ci sono, naturalmente per via delle sue caratteristiche. Ma la diffusione di comportamenti non responsabili rischia di incrementare il dato di 30 mila incidenti l’anno (dati Sistema Simon dell’Istituto Superiore della Sanità). Molti, ma neanche tanti se messi in relazione al numero totale di sciatori italiani: 3 milioni 480 mila (quantificati nel 2010 dall’indagine Skipass-Osservatorio Turistico della Montagna Italiana).

    Malauguratamente va segnalato che troppo spesso si vedono i maestri di sci che non rispettano questi comportamenti elementari. E soprattutto quelli che guidano i gruppi dei giovanissimi degli sci club. E’ abbastanza normale assistere a “serpentoni” di ragazzini che seguono l’allenatore a forte velocità tracciando linee larghe che costringono gli altri sciatori a deviare o fermarsi; è quasi normale che piombino irruenti alla partenza degli impianti; poche volte gli allievi sono ripresi quando saltano le code o non si curano di “calpestare” altri sciatori; fermarsi al centro della pista non è inusuale mentre è consuetudine abbandonare sci a bastoncini sulla neve davanti ai punti di ristoro e non posizionarli nelle rastrelliere. Non è certo giusto generalizzare e mettere sotto accusa tutta la categoria, tutti i 14 mila maestri attualmente abilitati (4-500 l’anno i nuovi), ma nemmeno ignorare una situazione che si sta espandendo.

    Probabilmente è il momento di introdurre una discussione sul ruolo del maestro di sci. Né la legge nazionale, né quelle regionali prevedono comma che riguardino questo cardine essenziale della pratica dello sci. Si prevedono aggiornamenti e attività formative in tema di sicurezza per gli impiantisti, ma in nessun modo sono menzionati i maestri. Non che serva precisarlo, poiché questo compito è già inserito nel decalogo professionale dell’Amsi (Associazione Maestri Sci Italiani). Però è necessario che tutto questo comparto venga ribadito.

    Poi c’è un aspetto culturale. Chi ha seguito lezioni di sci qualche decennio fa ha ricevuto molte lezioni di buon senso e misura da persone che vivevano la montagna in senso pieno. Montanari insomma, che oltretutto sapevano trasmettere una cultura della montagna in senso lato. Comunicavano passione e competenza non solo su un piano di tecnica sciistica, ma coinvolgevano gli allievi nell’amore per la montagna, nel rispetto della natura e delle sue regole, raccontavano aneddoti sulla vita in valle, insegnavano a riconoscere i passaggi degli animali e le trasformazioni della neve. L’allievo assorbiva queste nozioni e imparava ad amare la montagna, non solo a consumarla nella settimana bianca.

    Oggi molti maestri hanno titoli di studio, maggiori capacità intellettuali, ma trasmettono passione solo per lo sci come sport e non come “mezzo per conservare il contatto con la natura anche durante il letargo dei mesi invernali” (secondo le parole di Massimo Mila, che amava curare la mente come il corpo). Una visione “urbana” dello sport della neve che dovrebbe essere corretta dal maestro di sci. Non si tratta di modificare la realtà - occorre vivere in pieno il nostro tempo senza cedere alle nostalgie – bensì completarla. Chi si oppone al supporto della neve programmata (non più artificiale con additivi) nega ormai che questa è essenziale per l’equilibrio e la sopravvivenza dell’economia delle valli alpine. Occorre quindi stimolare la comunità dei maestri di sci a riprendere quel ruolo di un tempo e diventare un promoter della montagna e non solo delle curve in presa di spigoli. E’ basilare il loro ruolo, decisivo l’impatto psicologico nei confronti di chi decide di trascorrere una vacanza sulla neve. Conviene anche che il turista si appassioni all’ambiente montano, abbia voglia di tornare anche in altre stagioni. Non solo che cambi crema solare e vada a “consumare” in spiaggia. E poi, chissà, il prossimo inverno tradirà e andrà in volo verso qualche mare caldo.

    In conclusione si auspica un aggiornamento del ruolo del maestro di sci che l’avvicini alla guida alpina. Una professione più completa e più integrata nell’ambiente che lo circonda. Servono sì i tecnici, ma che siano uomini consapevoli ed insegnino ad esserlo in un ambiente naturale dove non mancano i rischi.
    Commenti 8 Commenti
    1. L'avatar di botto
      botto -
      Bellissimo pezzo Alessandro e non mi riferisco certo alla forma (che esce dalla penna - pardon tastiera - di una firma davvero prestigiosa) quanto al tema che sollevi.

      I comportamenti non virtuosi che tu hai citato sono sotto gli occhi di tutti, così come i pericoli che si portano dietro.
      Certo hai ben sottolineato che non si può generalizzare e colpevolizzare un'intera categoria, giova ribadirlo.
      Cos' come giova ribadire che pochi di noi di si riconosceranno nel ritratto, ma questo perchè noi, seppur il più delle volte semplici appassionati, amiamo lo sci e la montagna in modo ben più viscerale della media.

      Penso però di poter dire che la progressiva perdita della cultura della montagna e di certe regole di buon senso vada di pari passo con la perdita dell'attenzione e la sensibilità su tante altre cose, di cui non mi metto a fare la lista per non annoiarci e non andare fuori tema.
      Dunque non credo ci sia una colpa specifica di qualcuno, dei maestri per esempio.

      Ma è pur vero, e su questo sono d'accordo al 100%, che per arginare questo fenomeno, questa perdita del buon senso in un ambiente pericoloso come la pista da sci e la montagna, i maestri di sci possano avere un grande ruolo.

      Non dunque colpevoli, ma mi piacerebbe vederli come motori del cambiamento (o meglio del recupero).

      Ma questa tua tesi, che quindi io condivido, è condivisa in ambito "istituzionale" oppure è un tuo pensiero personale?
    1. L'avatar di dolomitika
      dolomitika -
      Bell'articolo!
      Condivido in pieno!
      Devo dire, però, che nelle piccole stazioni (come Auronzo di Cadore), il problema è quasi inesistente.
      Nei grandi comprensori, invece...
      Ciao!
    1. L'avatar di Mao
      Mao -
      complimenti per l'articolo.

      purtroppo credo che le piste da sci rispecchino il crescente livello di inciviltà (o quantomeno scarso senso civico) che ormai contraddistingue la nostra società. anche il concetto della montagna come ambiente da rispettare purtroppo lascia spazio ad un'idea "consumistica" dello sport a noi caro. sarà per questo che sempre più amanti della montagna lasciano le piste e iniziano a praticare lo scialpinismo. anche in questo caso però devo dire che l'aumento dei numeri e la scarsa conoscenza delle norme basilari, sta purtroppo portando sempre maggiori problemi legati alla sicurezza. spero solo che non ci costringano a rintanarci nelle riserve dello sci estremo dove l'aspetto della difficoltà tecnica diventa per forza di cose elemento discriminatorio.

      forza maestri, iniziate a insegnare la montagna a 360° e non più soltanto lo sci come gesto atletico, sono sicuro che i giovani allievi apprezzeranno molto di più le vostre lezioni!
    1. L'avatar di erni1967
      erni1967 -
      Citazione Originariamente Scritto da Mao Visualizza Messaggio
      complimenti per l'articolo.

      purtroppo credo che le piste da sci rispecchino il crescente livello di inciviltà (o quantomeno scarso senso civico) che ormai contraddistingue la nostra società. anche il concetto della montagna come ambiente da rispettare purtroppo lascia spazio ad un'idea "consumistica" dello sport a noi caro. sarà per questo che sempre più amanti della montagna lasciano le piste e iniziano a praticare lo scialpinismo. anche in questo caso però devo dire che l'aumento dei numeri e la scarsa conoscenza delle norme basilari, sta purtroppo portando sempre maggiori problemi legati alla sicurezza. spero solo che non ci costringano a rintanarci nelle riserve dello sci estremo dove l'aspetto della difficoltà tecnica diventa per forza di cose elemento discriminatorio.

      forza maestri, iniziate a insegnare la montagna a 360° e non più soltanto lo sci come gesto atletico, sono sicuro che i giovani allievi apprezzeranno molto di più le vostre lezioni!
      quoto tutto e in particolare la parte in neretto:
      Io ho smesso con lo scialpinismo nel 95,agli albori della rivoluzione di questa pratica,quando in giro ho iniziato a trovare sempre più ringhios che poco sapevano di cosa stavano facendo,ma si infilavano in ravanage impressionanti.
      Ho purtroppo ben chiara la situazione dello scialp di adesso,dove a un'attrezzatura sempre più performante in salita,non fa seguito una adeguata preparazione in discesa,e nemmeno il seguire le più basilari norme di sicurezza,sia nel tracciare la salita,che nel preoccuparsi dello stato della neve,sopratutto andando in pieno inverno,a manto ancora non consolidato.
    1. L'avatar di Dedé
      Dedé -
      In ambito di sicurezza spiccano cattive abitudini quali il fermarsi dove fa più comodo e non a bordo pista, il posizionarsi sotto i dossi e i cambiamenti di pendenza, l’avvicinarsi alle partenze degli impianti non a velocità modesta e in pieno controllo dell’attrezzo. Ciò che molti sembrano ignorare sono “sane” abitudini, non regole da imporre, per godere in serenità una giornata di sport sulla neve nel rispetto del prossimo e della propria incolumità. I rischi nella pratica dello sci ci sono, naturalmente per via delle sue caratteristiche. Ma la diffusione di comportamenti non responsabili rischia di incrementare il dato di 30 mila incidenti l’anno (dati Sistema Simon dell’Istituto Superiore della Sanità). Molti, ma neanche tanti se messi in relazione al numero totale di sciatori italiani: 3 milioni 480 mila (quantificati nel 2010 dall’indagine Skipass-Osservatorio Turistico della Montagna Italiana).

      Malauguratamente va segnalato che troppo spesso si vedono i maestri di sci che non rispettano questi comportamenti elementari.
      In proposito, e in relazione all'introduzione della famigerata "legge sulla sicurezza" (Legge 24 dicembre 2003, n. 363, "Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo", http://www.parlamento.it/parlam/leggi/03363l.htm), avevo scritto a suo tempo fiumi di parole nei vari forum di sci.

      Erano esattamente 10 anni fa e mi chiedevo se non fosse stato meglio, al posto di punire, di sensibilizzare gli sciatori cominciando dai bambini, ovvero del futuro dello sci.

      TUTTI abbiamo fatto qualche lezione di sci con un maestro: perché non utilizzare allora i maestri (le scuole di sci) come mezzo di PREVENZIONE inserendo nelle lezioni il Decalogo FIS (regole comportamentali in pista)?
      Perché oltre alla tecnica non insegnare anche COME comportarsi correttamente in pista?

      Già, spesso il problema sono i maestri stessi che danno il cattivo esempio...

      E allora perché non inserire nei corsi di aggiornamento maestri (ai quali devono partecipare TUTTI i maestri) l'insegnamento e l'applicazione del Decalogo?

      Chi mi conosce e frequenta da anni i forum di sci sa quanto ho rotto i marroni con questo tema che tanto mi sta a cuore.
      Chi conosce la meccanica dei forum sa che gli "addetti ai lavori" leggono i nostri post.
      Eppure oggi leggo che in 10 anni non è cambiato nulla.

      E' semplicemente assurdo...
      Mio padre ha imparato a sciare all'inizio degli anni '50 e i maestri gli hanno insegnato come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Io ho imparato a sciare a metà degli anni '70 e i maestri mi hanno insegnato come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Io da maestro ho iniziato a metà degli anni '80 a insegnare non solo la tecnica ma anche come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Oggi insegno ai miei figli non solo la tecnica ma anche come bisogna comportarsi correttamente in pista.

      Se impari, sai come comportarti.

      Semplice ma, sembra, per qualcuno inapplicabile. Per fortuna non per me.
    1. L'avatar di Mao
      Mao -
      Citazione Originariamente Scritto da Dedé Visualizza Messaggio
      In proposito, e in relazione all'introduzione della famigerata "legge sulla sicurezza" (Legge 24 dicembre 2003, n. 363, "Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo", http://www.parlamento.it/parlam/leggi/03363l.htm), avevo scritto a suo tempo fiumi di parole nei vari forum di sci.

      Erano esattamente 10 anni fa e mi chiedevo se non fosse stato meglio, al posto di punire, di sensibilizzare gli sciatori cominciando dai bambini, ovvero del futuro dello sci.




      TUTTI abbiamo fatto qualche lezione di sci con un maestro: perché non utilizzare allora i maestri (le scuole di sci) come mezzo di PREVENZIONE inserendo nelle lezioni il Decalogo FIS (regole comportamentali in pista)?
      Perché oltre alla tecnica non insegnare anche COME comportarsi correttamente in pista?

      Già, spesso il problema sono i maestri stessi che danno il cattivo esempio...

      E allora perché non inserire nei corsi di aggiornamento maestri (ai quali devono partecipare TUTTI i maestri) l'insegnamento e l'applicazione del Decalogo?

      Chi mi conosce e frequenta da anni i forum di sci sa quanto ho rotto i marroni con questo tema che tanto mi sta a cuore.
      Chi conosce la meccanica dei forum sa che gli "addetti ai lavori" leggono i nostri post.
      Eppure oggi leggo che in 10 anni non è cambiato nulla.

      E' semplicemente assurdo...
      Mio padre ha imparato a sciare all'inizio degli anni '50 e i maestri gli hanno insegnato come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Io ho imparato a sciare a metà degli anni '70 e i maestri mi hanno insegnato come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Io da maestro ho iniziato a metà degli anni '80 a insegnare non solo la tecnica ma anche come bisogna comportarsi correttamente in pista.
      Oggi insegno ai miei figli non solo la tecnica ma anche come bisogna comportarsi correttamente in pista.

      Se impari, sai come comportarti.

      Semplice ma, sembra, per qualcuno inapplicabile. Per fortuna non per me.
      ciao,

      sembrerebbe che applicare il buon senso non sia più cosa apprezzata. forse parlandone e rompendo i maroni come dici tu un pochino si riesce a sensibilizzare, almeno chi segue il mondo sci sul web.

      ovviamente comprensori e scuole sci dovrebbero fare altrettanto.

      magari opuscoli da distribuire con gli skipass...
    1. L'avatar di Dedé
      Dedé -
      Tra le mie proposte di allora c'era anche questa...

      Mi scuso per essermi dimenticato di farti i complimenti per il bell'articolo...
      Io vivo sempre nella speranza che venga letto da chi lo dovrebbe leggere e che qualcosa, in fatto di prevenzione, venga effettivamente fatto.

      Il buonsenso... Io lo vedo solo quando le condizioni della pista cominciano ad esser difficili (neve fresca, gobbe, lastroni di ghiaccio): in quel caso tutti rallentano e diventano più o meno inoffensivi.
      Ma quando sono dei bigliardi la velocità spesso supera, e non di poco, le proprie capacità, trasformando ogni possibile ostacolo davanti al cammino come un potenziale bersaglio.
      E alla fine la colpa è del materiale moderno, non di chi lo dovrebbe pilotare con... buonsenso.


      Dani (Head Switzerland) - inviato con iPhone
    1. L'avatar di Umbri
      Umbri -
      argomento che sarebbe necessario approfondire.

      noto infatti che i confini tra il "maestro" e la "guida alpina" in molti casi si stanno riducendo assai.