• Lo sportivo la sportività e gli occhi da bambino.

    voglio guardare la televisione con gli occhi da bambino.
    proprio metre lui chiude gli scarponi. e getta lo sguardo oltre l'ostacolo.
    l'occhio fisso nel vuoto. sembra mirare un solo ed unico punto. ed invece dentro di se sta immaginando quel percorso passaggio per passaggio. curva dopo curva. anticipando le asperità del terreno.

    chi di noi in quei lunghi interminabili istanti non si è perso in quello sguardo?
    immaginando chissà che ci piacerebbe essere noi in quel momento. perchè è umano identificarsi in quel momento. l'importanza che noi stessi diamo a quella gara a quella discesa identificarla nell'atleta che sta partendo.
    da piccini per crescere abbiam giocato ad essere papà. l'astronauta. il pilota di formula 1.
    magari ci emozioniamo quando sentiamo suonare l'inno nazione confuso tra gli applausi della gente festante attorno che inneggia alle gesta del novello campione.

    è umano dunque identificarsi nel campione.
    ed è a questo punto che con una stranissima operazione chirurgica priviamo il campione della sua natura umana.
    di quello che rende simile a noi nel tessuto della pelle per renderlo cavaliere vincente delle nostre idee.
    è un po' da questa operazione che talvolta partoriscono i propositi di miglioramento.

    la prossima stagione.
    l'anno prossimo.
    da domani.

    come se nello stesso istante in cui si identifica una vera strada di miglioramento la congeliamo per goderci ancora l'ebbrezza di quel movimento di anima e di intenzione che ci spinge a migliorare.
    invero dunque se siamo gentili con noi stessi (procastinando poi questo domani ad una data che sarà nel tempo un giorno che non arriverà mai) diventiamo duri durissimi con il cavaliere di cristallo.
    intrasigenti.

    il campione non può sbagliare. perchè lui è un esempio. e quindi se poi a noi stessi giustifichiamo tutta una piccola serie di incoerenze dal nostro campione ideale cerchiamo il punto fermo della purezza ideologica. intellegibile in qualsiasi manifestazione del suo essere.

    il campione invece è anche un uomo.
    un uomo che può sbagliare. talvolta sapendo di farlo continua. talvolta no.
    il campione è comunque un uomo che rende quasi mai giustizia a se stesso.
    duro. intrasigente. capace di trasformare in carne quallo che per noi è il cavaliere di cristallo. idea fatta carne. ma su se stesso. capace di sopportare fatica. stress. peso. allenamenti. sedute noiosissime di ripetizione di un gesto. sempre lo stesso. motivazione infinita.

    il campione è magari sempre in lotta con se stesso. con quella parte di lui che vuole mollare per una volta. lasciarsi andare ed arrivare terzo. e più sente quel lasciarsi andare più aumenta il distacco dal secondo.
    il campione è uno che sul podio con la medaglia del primo posto pensa che invece di 1000 punti avrebbe dovuto farne 1005. e già pensa all'indomani.

    è giusto che il campione sia un esempio pubblico????
    Commenti 7 Commenti
    1. L'avatar di botto
      botto -
      come se nello stesso istante in cui si identifica una vera strada di miglioramento la congeliamo per goderci ancora l'ebbrezza di quel movimento di anima e di intenzione che ci spinge a migliorare.
      invero dunque se siamo gentili con noi stessi (procastinando poi questo domani ad una data che sarà nel tempo un giorno che non arriverà mai.........)
      bella questa frase ....
      Abbiamo sempre bisogno di sogni e progetti: sono il motore di un oggi a volte grigio e privo di mordente.
    1. L'avatar di maxrm
      maxrm -
      l'uomo è un animale strano.
      sogni e progetti non sempre abitano nella stessa frase. anzi il più delle volte collidono.

      il sogno è qualcosa che cammina su gambe proprie e su strade non per forza esistenti nella realtà.
      diverso è il progetto. che io vedo molto più coinvolto e corrotto dalla realtà. il progetto secondo me deve poter essere realizzato.
      rispettare in buona sostanza le regole del vivere civile.

      secondo me il campione in questo senso è un misto tra disadattato e mostruosa forza di volontà.
      in molti casi il campione è colui che riesce a rendere reale e possibile un sogno.
      non per nulla i campioni sono pochi. quelli bravi sono tanti.
    1. L'avatar di kally75
      kally75 -
      è vero i campioni sono pochi..e meno male che ci sono perchè diventano il modello positivo di molti ragazzi che hanno un sogno che vogliono realizzare, se ci fossero solo letterine e partecipanti del grande fratello come esempio, che generzioni future ci sarebbero?
      meno male che esiste lo sport e la competizione perchè ti insegnano che non tutto lo raggiungi facilmente e che per realizzare i propri obbiettivi bisogna lottare e impegnarsi.
      Che poi i campioni si sentano giudicati dal pubblico, o che non possono vincere sempre, beh, posso dire che dei grandi campioni passati e parlo di ayrton senna o di Tomba, non si ricordano le loro sconfitte, ma quanto siano stati grandi nelle loro vittorie.
    1. L'avatar di drey
      drey -
      Complimenti per la tua riflessione...

      è giusto che il campione sia un esempio pubblico????
      Sì e no, secondo il mio punto di vista.

      Ci sono campioni che lasciano trasparire un loro equilibrio, e sembrano vivere sereni con se stessi e con gli altri. Di questi, giù il cappello.

      Ci sono invece campioni che lasciano trasparire una forte tensione interiore, e per questo non trasmettono serenità.

      Di questi ultimi, lo sguardo che si coglie loro durante le competizioni cui prendono parte, oppure il loro modo di relazionarsi quando vengono intervistati, li trovo agghiaccianti, e mi turbano parecchio.
    1. L'avatar di maxrm
      maxrm -
      si drey. hai ragione. si e no.
      infatti concordo a metà con quello che dici.

      secondo me c'è una specie di demone dentro ognuno di noi.
      sta a noi conoscerlo. specularlo. renderlo utile a noi e non distruttivo.
      tanto più lo si riesce a guardare negli occhi tanto più ci aiuterà nel nostro vivere. più lo terremo a parte e magari più forte ci restituirà comportamenti difficili.

      per me il fulcro è che il campione è una persona.
      e come godo delle sue enormi abilità devo poter serenamente accettare le sue ombre. (semmai ci siano e siano visibili a tutti noi).
      poi è chiaro che posso anche non accettare. ma ho paura di ogni idealizzazione che nasce da una proiezione di se stessi verso un mondo perfetto.
    1. L'avatar di Skywalker67
      Skywalker67 -
      Il campione, il mito, la leggenda dello sport, il modello ...

      Per me va preso per quello che è: uno straordinario fuoriclasse nel suo ambito.

      Non bisogna generalizzare le sue capacità in altri ambiti, potrebbe non esserne all'altezza.
      Mi viene subito in mente un esempio lampante di ciò che ho detto sopra: Diego Armando Maradona.
      Probabilmente il più straordinario calciatore che sia mai esistito sino ad oggi (con buona pace di Edson Arantes do Nascimento).
      Un uomo da ammirare estasiati quando si trovava su un fazzoletto verde, un uomo da esecrare per più di un motivo quando se ne trovava fuori.

      Il campione è un uomo, e quindi imperfetto per definizione.
      Sta a noi capire i limiti del suo talento, riconoscere cosa ci sia in lui da ammirare e cosa no.

      Così come sta a noi aprire gli occhi ai ragazzini su cosa è bene imitare e cosa no.

      Per quanto riguarda noi stessi, il mio pensiero si riassume in quella frase zen che dice "Maku mozo" ovvero "don't be deluded" (non restare disilluso).
      Spesso ci formiamo un'immagine mentale di noi stessi che non coincide con la realtà: ci visualizziamo come vorremmo essere, anzichè come siamo, e quando qualcosa ci mostra la discrepanza tra come ci visualizziamo e come siamo in realtà, ecco che veniamo disillusi, perdiamo la fiducia in noi stessi, ci sentiamo depressi e falliti.
      Evitando di idealizzare la nostra figura, restando con piedi saldamente ancorati per terra, eviteremo di essere disillusi.
    1. L'avatar di maxrm
      maxrm -
      ottimo sky.
      infatti proprio oggi ripensando a questo articolo mi son soffermato anche a pensare ai valori dello sport.

      lo sport secondo me è un'ottima scuola di vita. in generale.
      e vorrei dire aggiungere che lo sport praticato agonisticamente lo è doppiamente.
      nello sport ci sono regole. da rispettare. da capire. da conoscere. da applicare.
      e poi c'è l'uomo. le sua capacità. le sue attitudini il suo talento. la sua preparazione.

      lo sport ci aiuta a capirci. ad accettarci.
      ci aiuta a gestirci nei momenti di difficoltà. ed il lavoro assieme al rispetto delle regole sono il viatico per diventare uomini. e continuare ad esserlo.
      così come nella scuola bisogna sempre continuare a prepararsi. a studiare. imparare.
      così nello sport ci si deve adattare alla situazioni. e talvolta anche a perdere.

      leggere la propria realtà ci dona un equilibrio fondamentale.