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Discussione: Manuela Moelgg

  1. #51
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    a lui piacciono i cimiteri.....

  2. #52
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    - Elisabetta, domani vieni alla gara?
    Così Manuela al pomeriggio/sera di venerdì dopo essere arrivati da poco al residence.
    La gara in questione era una manifestazione sportiva a margine degli eventi organizzati per la tappa della Coppa del Mondo femminile; un programma molto fitto che prende l'intera settimana.
    Riservata ai più piccoli, con 3 divisioni di età (fino a 8 anni, da 9 a 12 anni, da 13 a 16 anni), la gara si sarebbe svolta sull'accoppiata Piz de Plaies (R) + Pedagà (B), poco distante dalla Erta (N) di Coppa.
    Il tracciato partiva con porte fitte quasi come uno slalom speciale, poi gradualmente si diradavano per divenire un gigante, poi super G e libera sul tratto stretto della Piz del Plaies; quando la pista si riallarga, prima della curva che immette sulla Pedagà, c'erano di nuovo porte fitte come uno speciale per limitare la velocità, poi di nuovo a diradarsi mano a mano che la pendenza diminuiva fino al pianoro finale della Pedagà completamente libero.
    Con Elisabetta avevo parlato velatamente di questa gara, in realtà eravamo lì quasi esclusivamente per quello perchè giovedì, Manuela mi aveva chiamato per invitarci.
    Mancando da San Vigilio di Marebbe dal 28-01-2018 e dalle piste di Plan de Corones dal 27-01-2018 non mi sono fatto pregare.
    Molte erano le locandine della gara sparse per il paese, certamente Elisabetta le aveva notate ma non diede peso per il suo carattere scarsamente competitivo, il buio e la stanchezza del viaggio.
    Ma torniamo a Manuela e la sua domanda sulla partecipazione.
    Elisabetta rispose timidamente abbassando lo sguardo: - No!
    Prontamente Manuela uscì dal bancone della reception, si inginocchiò davanti a lei e, cogliendo il disagio di mia figlia, le diede un bacio in fronte sussurrando: - Se domani ci vai, vengo con te!
    Ad un invito del genere Elisabetta la abbracciò e accettò.
    Ci guardammo e ... OK, Manuela aveva già il telefono in mano: - Tanto l'avevo già iscritta io, dovevo solo dare conferma!
    Avendo festeggiato il compleanno da poche settimane, Elisabetta finì nel secondo gruppo quello con bambini di età compresa tra 9 e 12 anni.
    Conclusa la telefonata, continuò: - E gli sci te li do io!
    Chiamò il padre.
    Io mi rivolsi a Manuela e dissi: - Ma glieli prepara lui?
    In quello il padre uscì dalla cucina a fianco della sala lounge e rispose direttamente: - Certo! Quando loro erano piccoli - Indicando Manuela - Gli sci li preparavo io!
    Poi sorrise e continuò: - Credo di ricordare ancora come si fa!
    In realtà è stata una battuta; al residence funziona un piccolo servizio di noleggio sci e la preparazione degli stessi viene affidata al padre di Manuela o al fratello Manfred (quando è a casa).
    Infatti le lamine erano talmente tirate che si poteva tagliare una mela.
    Mentre il papà di Manuela era al lavoro io ribadii i problemi che forse sarebbero sorti l'indomani, già ne avevo parlato al telefono: - Manuela senti! Ti ringrazio per la disponibilità ma Elisabetta non è molto avvezza a gare e robe del genere, non so se domani ti dirà di sì!
    Infatti già temevo piedi puntati e lacrime a fiumi.
    Elisabetta è una bambina buona, a volte pure troppo ma ha una paura folle di sfigurare.
    La capisco, tutti a quell'età ce l'avevamo ma Manuela si dimostrò ancora una grande donna: - A che ora vi svegliate tu e tua moglie domani?
    Io: - Intorno alle 7.00 - 7.10, perchè?
    Manuela: - Allora fate piano, non svegliate Elisabetta, quando siete pronti, mi chiamate e vengo io a svegliarla!
    Alla sera i Rossignol di Elisabetta erano pronti e se li mise a fianco del letto quasi fossero una bambolina.
    La mattina ci svegliammo in silenzio e in breve eravamo pronti, chiamammo Manuela che dopo pochi s entrò e svegliò Elisabetta.
    Restarono a parlare da sole per circa 10 min, Manuela uscì con Elisabetta in pigiama in braccio: - Sei cresciuta tesoro! Ormai non ce la faccio più!
    Le stampò un bacio in fronte e disse: - Ci vediamo tra poco, ti va di fare colazione con me?
    Secondo voi, cos'ha risposto Elisabetta?
    Esatto, ha risposto affermativamente.
    E così io e mia moglie nel nostro tavolino a mangiare come 2 vecchi bacucchi e lei a mangiare, ridere e parlare con Manuela e una ragazza giovane e tranquilla.
    Io la vedevo di spalle, quando si alzò capii chi era: Marta Bassino.
    Aveva l'appartamento a fianco del nostro.
    Elisabetta disse che aveva invitato anche lei a vederla: - Ma Marta ha detto di no! Deve allenarsi!
    Alla fine della colazione tutte si alzarono e vennero da noi, Elisabetta esordì: - Posso andare alla gara con lei?
    Io: - Certo, già eravamo d'accordo su questo!
    Manuela rettificò: - Intendiamo che la accompagno io!
    Un rapido sguardo di intesa tra me e Diana ... OK.
    Mai vista Elisabetta prepararsi così velocemente.
    In pochi min era pronta.
    San Vigilio di Marebbe, nonostante l'enorme sviluppo urbanistico dovuto al turismo degli ultimi anni (invito tutti a cercare in internet foto storiche per vedere com'era 30 anni fa la località) è un paese piccolo e i parcheggi vicini alle piste sono pochi, per questo di solito (anche questa volta) prendiamo lo ski bus.
    Manuela ha i suoi ganci e andò in automobile.
    Mentre le montavo il seggiolino sulla sua macchina, ridendo dissi: - Così fai pratica!
    Lei rispose: - Speriamo!
    Un figlio se lo meriterebbe.
    Scena comica: io e mia moglie come 2 vecchi bacucchi alla fermata dello skibus, la piccoletta accompagnata dalla campionessa che ci saluta ridendo dal finestrino.
    Ehh sì, perchè come un adolescente, non volle che con lei andassimo anche noi. Non vi dico che risate si è fatta Manuela.
    Arrivammo alla partenza (stazione a monte Piz de Plaies) che c'era molta confusione, cercammo ma non trovammo, scendemmo fino alla Bronta ma non trovammo, io perlustrai a fatica la Erta (N), mia moglie non ne volle sapere e scese per la più tranquilla accoppiata Piz de Plaies (R) + Pedagà (B).
    Fu tra le ultime persone a scendere, poi la chiusero per l'inizio della gara.
    Mentre risalivamo per una 2a perlustrazione, mi telefonò Manuela avvisando che erano alla stazione a valle della Piculin per fare riscaldamento lontane dalla confusione.
    Mi feci ripetere 2 volte dov'erano perchè non pensavo Elisabetta avesse il coraggio di scendere la Piculin, invece sì; Elisabetta si è fatta la Piculin sotto lo sguardo vigile di Manuela.
    Altra scena comica: noi come 2 vecchi bacucchi, lei a fare riscaldamento con le direttive di Manuela.
    Alle 10, la gara dei più piccoli era agli sgoccioli in testa un tedeschino alto metà di me (1/4 di peso), che poi avrebbe vinto la sua categoria.
    Al momento del sorteggio dei numeri per la categoria di mia figlia, i partecipanti erano 27 su 30 iscritti, Elisabetta venne sorteggiata al numero 23 e lì capii che qualcosa sarebbe successo perchè 23 è il mio numero fortunato, lo centellino solo per le grandi occasioni, lo gioco raramente anche alla roulette del casinò, per usarlo devo sentirlo e quando lo sento non mi delude.
    Quando ci fu l'accoppiata Elisabetta + 23 mi vennero le farfalle allo stomaco proprio come quando mi viene voglia di giocarlo alla roulette, per questo dico che le avvisaglie di un buon risultato iniziarono lì.
    Elisabetta sa che ho un feeling particolare con quel numero e, felice, mi disse: - Papà ho il tuo numero fortunato!
    Io: - Ok, vai e fai la brava. Stai attenta a non farti male. Divertiti!
    Ehh sì, perchè ne io ne mia moglie l'abbiamo mai spinta all'agonismo, alla vittoria o altro, per noi ci deve solo essere il divertimento.
    Non vi dico che scene notammo allo start: almeno 300.000 € di attrezzature con genitori che sfoggiavano tutine da migliaia di € per loro e pure per i figli (che poi le portano forse per una stagione). Elisabetta quasi stonava essendo una dei pochi che non aveva la tuta da gara ma un normale completo; genitori che motivavano i figli con rituali aggressivi come una danza Haka (che poi non avrebbe nulla di violento in originale).
    Non nego di aver visto maligne occhiate di invidia tra i presenti che riconobbero Manuela.
    E venne finalmente il momento di Elisabetta: forse eravamo più emozionati noi di lei perchè sembrò che prima di avvicinarsi al cancelletto ci abbia lanciato uno sguardo con strizzatina d'occhio ma la maschera ci lasciò il dubbio.
    Altra scena comica ma stavolta non eravamo solo io e mia moglie a farla, con noi c'era anche Manuela: 3 come dei vecchi bacucchi a guardare.
    Partì come un razzo, pareva Hermann Mayer che, si sa, allo start dava racchettate talmente poderose che sembrava non volesse sciare la pista, la volesse arare.
    Spinse talmente tanto che dopo l'ultima spinta si piegò rannicchiata all'indietro che quasi il sedere toccò la neve.
    Le prime porte andò contratta, lo speciale non fa per lei poi liberò le bestie che aveva sotto i piedi e perfino noi faticammo a tenerle il passo.
    Il tratto che Erta (N) e Piz de Plaies (R) hanno in comune era ridotto a metà, il resto della Piz de Plaies (R) era chiuso
    La Pedagà era ridotta a metà della larghezza per lasciare spazio alla gara, il resto era occupato dai parenti dei partecipanti e gli sciatori non interessati erano costretti a scendere lentamente; la Piz de Plaies (R) era chiusa, d'altronde non è neppure larghissima, chi voleva scendere doveva farsi l'insidiosa Erta (N).
    La seguimmo per il tratto comune tra Erta e Piz de Plaies, poi dove la pista si divide noi tenemmo la SX Erta (N) e lei prese la DX Piz de Plaies (R), ci ricongiungemmo sul finale della Pedagà (B).
    Potenza dei figli: Diana mai avrebbe affrontato la Erta (N) ma pur di seguire il più possibile Elisabetta la percorse senza timore, anzi con più eleganza di me ... Ma ci vuol poco.
    Comunque anche Manuela, che la conosce bene, mi si affiancò poco prima del muro finale e sorridente me la indicò dicendo: - Hai visto come fila?
    Il cronometro per Elisabetta all'arrivo segnò 3'09"26.
    Prima con 1"02 sul 2°, un bambino undicenne di Bergamo.
    Il risultato non cambiò fino alla fine e inaspettatamente vinse.
    Molto comica la scena delle "2 sorelle" strette a braccetto in trepidante attesa dell'arrivo dell'ultimo partecipante (una bambina di Roma), esplodere in un abbraccio di gioia alla lettura del tempo.
    Elisabetta vinse la sua categoria e chiuse 4a la generale.
    La classifica fu solo una pro forma, tutti i bambini ricevettero giustamente la stessa medaglia.
    Purtroppo non potè festeggiare subito con Manuela, al termine della sua prova dovette rimanere nel parterre fino ben oltre alla fine della gara della sua categoria, fu rilasciata circa 20 min dopo il taglio del traguardo dell'ultima, quando Manuela era già andata via da 10 min, aveva impegni prima a Brunico (era già in ritardo) poi a Kitzbuhel.
    Festeggiammo con Werner il quale ci aveva avvisati che forse era libero per una cena insieme, sfortunatamente non potè ma fece colazione con noi l'indomani mattina.
    Impressionante la sua prova di forza: ha sollevato Elisabetta con un solo braccio.
    Siamo stati a parlare circa 1 h.
    Ha annunciato che, suo malgrado, questa sarà l'ultima stagione.
    A marzo fa 37 anni ma, con lui, il Circo Bianco perde un grande uomo, una persona di infinità bontà, grande intelligenza e sensibilità.
    Perfino Elisabetta, impegnata tra i suoi giochi, colse il disagio di Werner e lo abbracciò.
    Manuela tornò domenica pomeriggio e, al momento di salire in appartamento per prepararsi a rincasare, Elisabetta si tolse la medaglia e gliela regalò dicendo: - Te la regalo perchè tu alle Olimpiadi non l'hai vinta e mi hai aiutata!
    Nella sala lounge calò il silenzio, Manuela borbottò qualcosa, gli tremava il mento, una lacrima le segnò il viso, abbracciò forte Elisabetta per alcuni interminabili secondi e gli stampò in fronte il solito poderoso bacio.
    Ha accettato la medaglia ma al momento della partenza, ha chiamato in disparte Diana per restituirla, corredandola con la sua borsa di Pyeongchang.
    Un regalo di valore affettivo inestimabile.

    Appena scarico le foto sul PC ne allego qualcuna.

    Ciao
    Ultima modifica di tutmosi3; martedì 12 febbraio 2019 alle 15:49
    Occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.

  3. #53
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    beh questa è la dimostrazione abbastanza nitida di quanto siano diverse le cose appaiono e quelle che sono.
    ovviamente nel tuo caso ciò che appare è filtrato dall'amore paterno.
    evidentemente manuela ha sentito più in profondità qualcosa in elisabetta.

  4. #54
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    Hai ragione.
    Manuela conosce Elisabetta meglio di me in questo aspetto.
    Non ci ero arrivato.
    Onore a lei e pure a Werner che disse: - Non ero certo vincesse ma ero certo avrebbe fatto un figurone!
    Anzi forse più onore a lui perchè Manuela ci ha passato diverse ore insieme ma lui molte meno.

    Ciao
    Ultima modifica di tutmosi3; martedì 15 gennaio 2019 alle 08:04
    Occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.

  5. #55
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    spettacolo di persona e grandissima elisabetta

  6. #56
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    Intanto posto la foto del'Audi FIS di Marta Bassino che sulla Erta ha raccolto un buon 3° posto.
    D'altronde con una Shiffrin così, c'era poco da fare.

    Nome: img_0432.jpg
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    E' una delle poche foto che ho io.
    Nota di merito alla famiglia Bassino, decisamente più normale della Shiffrin: brave persone, tranquille ed educate.

    Ci sono stati anche momenti con gesti atletici degni della miglior discesa di CdM.

    Nome: img_0444.jpg
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    Il grosso delle foto ce l'ha mia moglie sul suo telefono.

    Come ben sa il nostro Admin, generalmente trasferiamo le foto sul server casalingo che ho in studio.
    Sfortunatamente, poco prima di partire il server è andato KO.
    L'ho ripristinato ma non tutto è ancora OK.

    Ciao
    Ultima modifica di tutmosi3; venerdì 18 gennaio 2019 alle 17:42
    Occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.

  7. #57
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    io con due fascette di plastica mi sarei plafonato sui cerchi dell'audi.

  8. #58
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    Ti piace la Bassino?
    Mi ha fatto una buona impressione.
    Sembra una ragazza tranquilla; è giovane potrebbe avere un grande futuro.

    L'anno scorso Manfred aveva la stessa Audi, Manuela aveva una Q7 o una cosa del genere, non ricordo bene, so che era una specie di transatlantico come misure.

    Ciao
    Occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.

  9. #59
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    sciano benissimo quelle che stanno li.
    è impossibile che non piacciano.

  10. #60
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    Sì, hai ragione.
    Vedere le atlete/gli atleti di CdM dal vivo fa un'altra impressione rispetto alla gara in TV.
    Il gesto atletico televisivo viene appiattito, la velocità anche, nelle inquadrature in prospettiva/lunghe le pendenze vengono minimizzate.
    Poi fai la stessa pista, provi a farla a metà della loro velocità e ti rendi conto di quanto siamo distanti.
    Per dare un'idea, la 1a volta che feci la Erta ci impiegai 16 min, gran parte dei quali passati ad automaledirmi per la pessima idea.
    Ho avuto al fortuna di conoscere diversi atleti ma ho sciato a distanza con Werner e ravvicinato con Manuela.
    Con Werner spero di sciare in altre occasioni (spero ci siano, lui ha promesso ad Elisabetta che il prossimo anno scieranno insieme) ma in quella con mia figlia non posso dire niente, se la rideva ... Se la ridevano alla grande e giustamente non ha mai spinto. Con Manuela il discorso è stato diverso: sulla Hernegg, all'inizio è andata tranquilla poi su mia sollecitazione ha spinto ed ha brutalizzato tutto e tutti.
    C'era gente che scendeva meglio di me (ma ci vuol poco) e li ha passati al triplo della velocità senza neppure scomporsi, in una curva deserta ha volutamente fatto un testacoda per vedere dov'ero e siccome ero, ovviamente, molto indietro impegnatissimo a non ammazzarmi ha sorriso, ha fatto qualche s a spazza neve contrario, mi ha aspettato ed abbiamo ripreso insieme, pronto a farmi distanziare di nuovo.

    In definitiva hai ragione da vendere: come fai a non ammirarli?

    Ciao
    Ultima modifica di tutmosi3; lunedì 21 gennaio 2019 alle 10:25
    Occorre capire il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri.

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