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Discussione: Bootfitting 2.0

  1. #1
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    Bootfitting 2.0

    Ormai siamo arrivati al 2.0 del bootfitting, infatti c’è la possibilità di farsi fare direttamente dall’azienda produttrice tutte le modifiche con un’analisi del vostro piede tramite APP, pertanto avendo una certezza del risultato finale.

    La DODGE skiboots non è una moda americana. Cofondatori dell’azienda ci sono Bill Double e Dave Dodge che derivano dal mondo Race ancora negli anni di Hermann Maier, quindi competenze tecniche consolidate. Per il passato, ci sono stati atleti di Coppa del Mondo ad utilizzare i loro scafi come Warner Nickerson, Charles Christianson, anche un “certo” Marc Girardelli si è innamorato di questi scarponi. In Italia ci sono sciatori con pedigree Christian Monti e Carlo Degli Esposti che nelle gare Master e Master WC riescono a salire quasi sempre sul gradino più alto.
    DODGE Skiboots è l’evoluzione del bootfitting. Come ben si sa il polietilene ha un effetto memoria e quindi nel tempo certe lavorazioni fatte a caldo perdono parzialmente il loro risultato compromettendo il comfort. Parliamo di modifiche importanti a caldo, quindi le classiche bombature, per ovviare ai vari problemi anatomici (alluce valgo, collo del piede alto, dita a martello ecc…)
    La Dodge skiboots Nome: 4.png
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Dimensione: 91,3 KBha sviluppato un’ APP sia per piattaforma Android che Apple, e facendo delle foto in varie posizioni riesce a svilupparvi un modello 3DNome: 5.jpg
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Dimensione: 29,0 KB del vostro piede e da questo creeranno il vostro scarpone da sci perfetto Nome: 6.png
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Dimensione: 103,9 KB.
    Veniamo al prodotto. Lo scafo viene realizzato nelle misure dal 23,5 al 29 MP.
    Le personalizzazioni generali riguardano: la scarpetta interna, last, flex, canting.
    La scarpetta interna (prodotta a Montebelluna) in 3 versioni di imbottitura, internamente nella parte anteriore del piede c’è il rivestimento in pura lana per dar il massimo rendimento termico.
    Il last della pianta del piede va dai 98mm e 102mm per piante larghe (il loro studio anatomico è differente dalle altre aziende e di conseguenza anche lo stampo).
    il canting modificabile in step di 0.5° fino a ±2°.
    il flex dello scafo che può esser prodotto da un minimo di 90 a un max di 150 con step di 5. Possibilità di variare il montaggio della fascia classica con un Booster. Certo fin qui niente di nulla di eclatante, ma quando lo scafo è prodotto in CARBONIO? Si, vero Carbonio, peso inferiore di circa 700 grammi per scafo rispetto ad un tradizionale scarpone in polietilene, e la rigidità laterale è superiore di 1600 volte al miglior materiale plastico.
    I vantaggi del Carbonio: il flex non varia a +15°C o -30°C rimane lo stesso, il piede è molto più caldo rispetto ad uno scafo tradizionale e di conseguenza inserire o toglier il piede dallo scarpone a bassissime temperature non sarà più un problema. Rigidità laterale e torsionale sono notevolmente superiori con conseguente minor dispendio di energia nell’inversione di spigolo. La leggerezza, avere circa 1400gr in meno si sentono Nome: 3.jpg
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Dimensione: 35,8 KB (RAPTOR 2128 gr, DODGE 1341 gr. Misura 28,5)
    Veniamo al tasto dolente. L’Oro Nero si paga, tanta tecnologia ha un costo ben superiore rispetto al classico scafo in polietilene. Gli scarponi costano 995$ (circa 875€) più le spese di spedizione.
    La cifra in sé per sè è alta, ma ci sono bootfitter, senza indicarvi la località, che per allestirvi uno scarpone race vi chiedono dai 700-800€.
    Facendo un parallelo con il mondo motoristico potrei paragonarli ad un’opera d’arte come la Pagani Huayra con quella trama a vista che dà il senso dell’Hi tech .
    La mia scelta è dovuta dopo interventi chirurgici ad un piede e purtroppo nei tradizionali scarponi non ho ritrovato una scelta idonea per avere quelle belle sensazioni di confort e prestazione. Su consiglio di alcuni negozianti e medici di passare a scarponi molto confortevoli per non aver delle ricadute con relativi ed ulteriori interventi chirurgici. Ho provato diverse marchi e modelli, pianta 100mm, pianta 102mm, misure superiori, ma il risultato è stato pessimo quando si pensa di governare uno sci gara con una “ciabatta”. Allora dopo numerose ricerche e valutazioni decido di tentare quest’ultima strada e contatto la DODGE SKI BOOTS.
    Ottimo il servizio a distanza che mi hanno offerto, risposte tempestive ed esaudienti alle mie innumerevoli mail che ho scambiato.
    Questa è stata la mia scelta Nome: 1.jpg
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Dimensione: 49,3 KB.
    Flex 140, scarpetta race termoformabile. Canting neutro. Il mio feedback è positivo su tutti i fronti.
    Scarpone preciso nella calzata, ma non estremo nella chiusura come i tradizionali scarponi in “plastica” race, quindi il confort è costante anche al variare della chiusura dei ganci.
    La mancanza del quarto gancio nell’avampiede non si sente, poiché il carbonio riesce a chiudere ugualmente il piede senza la necessità di schiacciare le dita dei piedi. Il flex scelto è stato azzeccato poiché essendo una “leva lunga” non è eccessivo anche per un uso a 360° (test eseguito con Head Igs RD, Salomon GS 182 LAB, Rossignol Experience 88), e non risente di cambiamenti al variare della temperatura (in questi giorni provati da -15°C a +8°C). L’inclinazione del gambetto è più simile ad un Lange RS 130 ( più verticale) piuttosto che un Head Raptor rs140 , una postura che è meno stressante nelle camminate o soste agli impianti di risalita.
    Come descritto in precedenza ci sono ben 1574 gr in meno rispetto allo scarpone che usavo in precedenza, e si sentono tutti!! Soprattutto a fine giornata. Questa riduzione di peso aiuta molto anche in fase di recupero dello sci in fase d’errore tecnico nella sciata.
    Piedi caldissimi anche a -15°C e non ho mai aperto lo scafo in tutta la giornata e la presenza della lana nell’avampiede è veramente gradevole.
    La rigidità torsionale è fantastica e il passaggio da lamina a lamina è fulmineo come un cambio sequenziale di un’auto da corsa. Io trovo che l’abbinamento con lo strap di serie sia più che sufficiente, anche perché lo scafo non si flette (escursione) come un tradizionale scarpone e basta poca forza per trasmettere tutta la potenza sullo sci.
    Un’altra proprietà del Carbonio è smorzare le vibrazioni. Negli scarponi precedenti dovevo usare delle solette da 1 mm di NOENE da mettere sotto la scarpetta per annullare le vibrazioni percepite da neve artificiale/ghiaccio. In questo inizio stagione purtroppo si scia solo su artificiale e in 5 giorni di sci mi sembra di sciare sempre sul velluto.
    Qualcuno potrebbe esprimere qualche giudizio negativo sull’estetica, ma le forme sono dovute per esigenze progettuali e il carbonio non si può maneggiare come il polietilene. Per fortuna non si scia con la sola estetica. La “pancia” che si vede sul posteriore è necessaria per far scivolare il piede all’interno dello scafo. L’inserimento del piede avviene nelle medesime condizioni delle scarpette race con lacci.
    Per chi ha la fortuna di avere un piede privo di problematiche o con caratteristiche standard, sicuramente non sarà attratto da investire certe cifre, ma solo dopo averli provati si renderà conto che non avrà speso ma investito del denaro su un prodotto che potrà essere il futuro degli scarponi da sci, e poi chissà perché il carbonio è sinonimo della massima espressione tecnologica, F1, mtb, Supercar e anche lo sci alpinismo non ne è immune, infatti gli atleti di vertice usano da anni scafi in carbonio.
    Ultima modifica di fatobi; lunedì 24 dicembre 2018 alle 19:54 Motivo: ruotare immagini

  2. #2
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    Finalmente delle considerazioni tecniche e precise su una scarpa che avevo visto ai piedi di un master su un altro forum, ma che era stato preso un po male per aver parlato di questo esoterico scarpone in modo molto entusiastico rispetto altre scarpe.
    Interessante il fatto che riescano a riprodurre le modifiche necessarie anche a distanza.
    Mi viene in mente una scena, un bancone, due conoscenti, uno che appoggia una mano sulla spalla all'altro, e nel mentre gli offre uno jagermeister.... Non so perché

  3. #3
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    Finalmente delle considerazioni tecniche e precise su una scarpa che avevo visto ai piedi di un master su un altro forum, ma che era stato preso un po male per aver parlato di questo esoterico scarpone in modo molto entusiastico rispetto altre scarpe.
    Interessante il fatto che riescano a riprodurre le modifiche necessarie anche a distanza.
    Si Erni era proprio Christian Monti il pioniere italiano di questi scarponi. Prima dell'acquisto mi è stato d'aiuto il suo supporto. Lui addirittura è sceso di un numero da 315 a 305mm.

  4. #4
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    La scarpa mi ha sempre affascinato, ho appena visto sul sito che tra gli owners c’ Un tipo di Villadossola, magari lo contatto
    Mi viene in mente una scena, un bancone, due conoscenti, uno che appoggia una mano sulla spalla all'altro, e nel mentre gli offre uno jagermeister.... Non so perché

  5. #5
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    La scarpa mi ha sempre affascinato, ho appena visto sul sito che tra gli owners c’ Un tipo di Villadossola, magari lo contatto
    ..e se magari te li fa provare sarebbe il top un tuo parere.
    Ultima modifica di fatobi; domenica 30 dicembre 2018 alle 20:13

  6. #6
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    Un particolare che ho dimenticato. Per ovviare ai volumi interni e quindi personalizzare ancor di più il bloccaggio o comfort del piede è possibile scegliere la scarpetta interna di 1 misura più grande se si vuol recuperare volume o una misura in meno se si desidera aver un bloccaggio superiore.

  7. #7
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    Parlando di scarpette, sono simili alle race che equipaggiano un po tutte le scarpe gara?
    Mi viene in mente una scena, un bancone, due conoscenti, uno che appoggia una mano sulla spalla all'altro, e nel mentre gli offre uno jagermeister.... Non so perché

  8. #8
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Dimensione: 214,2 KB Questa è quella Top nel loro catalogo , termoformabile e con spessori race, a differenza delle comuni scarpette, le loro non sono totalmente chiuse nell'avampiede , così permettono una maggior base d'appoggio e comunque bloccando il piede. Sono stato nell'azienda Trevigiana e mi dicono che su indicazione della DODGE possono costruirla con spessori personalizzati. Le mie dopo 5 sciate sono spariti i punti di contatto fastidiosi (malleoli esterni).

  9. #9
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    Proprio perché made in italy volevo approfondire, grazie
    Mi viene in mente una scena, un bancone, due conoscenti, uno che appoggia una mano sulla spalla all'altro, e nel mentre gli offre uno jagermeister.... Non so perché

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